
In una scena del film: “Totò, Peppino ed i fuori legge”, i due protagonisti organizzano un finto rapimento per farsi pagare un riscatto milionario dalla moglie di lui. Ottenuto il pagamento dalla tirata donna, i due andarono a festeggiare in un locale, circondati da splendide ballerine e spendendo senza freni in champagne e regali i soldi del riscatto. Tutte le ragazze festose unitesi al tavolo dei due protagonisti, tra mille risate e la gioia di tutti, domandarono: “Ma è vero che siete ricchi sfondati?” e Totò rispose: “a dir la verità io sono ricco, lui è solo sfondato”.
Questo governo sta navingando in acque agitatissime nonostante sia nato grazie al grande conbributo di chi aveva rovinosamente perso le elezioni, spinto dalla motivazione di arginare chi nelle calde giornate Papetiane d’agosto chiedeva “pieni poteri”. Oggi l’ex premier pare sia molto infastidito dalla personalità dell’attuale presidente del consiglio e non sono pochi quelli che riconducono tutto ad una questione di pura vanità.
Il suicidio politico di Matteo Renzi è iniziato dopo l’ubiracatura delle elezioni europee del 2014. Tutto sembrava andargli benissimo, da sindaco di Firenze ha “rottamato” i vecchi capi del partito, per poi “impossessarsene” conquistando la segreteria. Ma il trionfo, la vera apoteosi arriva con le Europee e quel grandioso 41% guadagnato. Da quel momento però, si è avviato verso un inesorabile declino. Renzi ha perduto pezzi da tutte le parti inimicandosi i suoi stessi alleati compresa la CGIL (da sempre costola del Pc prima fino al PD), senza dimenticare le cadute di stile con l’emblematiche frasi: “Enrico stai sereno” e “Fassina chi?”.
Ma sopratutto, il delirio d’onnipotenza raggiungeva vette elevatissime, quando ha voluto legare il proprio destino politico al risultato del referendum costituzionale arrivando addirittura a promettre un addio alla politica qual’ora il referendum costituzionale fosse stato bocciato. Gravissimo errore politico per un presunto statista. Con questa mossa ha decretato la sua fine ed ha solo ottuenuto il risultato di compattare tutti i suoi oppositori che si sono mobilitati per il NO, per poi premere per le promesse dimissioni. Un grandissimo suicidio politico. Il tracollo definitivo è stato poi certificato con la disfatta delle elezioni politiche del 2018 con il minimo storico registrato dal PD al 17% vedendo la strepitosa e trabodardande vittoria del M5s e l’affermazione dell’altro Matteo con la sua lega al 16%.
Lunghi mesi per arrivare alla formazione di un governo che sembrava non realizzabile. Mesi di trattative ed incontri, capovolgimenti di fronte e riconferme. Tensioni aspre con il quirinale. Alla fine prende forma il governo giallo-verde e la parabola di Matteo Renzi terminava con le dimissioni da segretario del suo partito mentre dall’altra parte del campo si illumina la stella dell’altro Matteo che si prendeva la scena accaparrandosi il titolo di vice premier e ministro dell’interno sotto il governo presieduto da Conte.
Dirette facebook, un ubriacatura di interventi mediante i vari social indossando le felpe delle forze dell’ordine o della categoria oggetto delle sue attenzioni impugnando crocifissi e sventolando rosari e vangeli. Un continuo di tweet e il blocco delle ONG fino a giungere alle elezioni Europee del 2019 dove “Matteo secondo” ottiene una strepitosa vittoria, raggiungendo il 37% dei suffraggi.
Un altro delirio di onnipotenza va in scena e dopo poco più di un anno di vita del governo giallo verde, in un caldo giorno d’agosto, Matteo Salvini chiede di avere “pieni poteri” aprendo l’ennesima crisi di governo presentando una mozione di sfiducia al premier Conte. Ma evidentemente non aveva ben ponderato la situazione e di li a poco si è dovuto rendere conto che il premier è un osso tutt’altro che tenero. In questo scenario Matteo Renzi ha fiutato l’occasione di riprendersi la scena e da grande sconfitto alle elezioni ritorna al governo avallando il Conte bis, ottenendo 2 ministeri per i suoi fedelissimi e relegando Salvini all’opposizione evidenzioando il ridimensionamento di un altro presunto statista.
La figura di Conte inizia a guadagnare sempre più consensi e diventa sempre più prestigiosa. Nuove sfide si fanno minacciose, la pandemia globale travolge il mondo e il primo ministro si dimostra persona posata, calma che inaspettatamente riesce a portare grandi risultati dai vertici europei ottenendo ben 209 miliardi per il grande piano europeo Recovery Plan. Ormai la maggioranza sembra ben salda tra l’emergenza pandemica e l’imminente scadenza del settennato del capo dello stato che rendono sempre più difficile il ricorso alle elezioni anticipate.
Ma l’insofferenza dell’ex sindaco di Firenze verso il premier Conte aumenta ed i sondaggi che accreditano Iv di uno scarso 3% non fanno sperare niente di buono, quindi è costretto a criticare il governo che lui sostiene per sperare smuovere le acque, per tentare di avere maggiore visibilità. Ma i suoi out out sono spuntati. Gli ultimatum si susseguono e l’unico risultato che cambia e che i suoi ultimatum vengono percepiti come penultimatum.
Renzi proprio non resiste ad impersonare il ruolo di un leader di un piccolo partitino che probabilmente sparirà alla prossima tornata elettorale, quindi prova a tessere la sua tela, vuole ad ogni costo un cambio di passo che nel suo intimo sarebbe concedergli la poltrona di primo ministro, ma sapendo che è una pretesa irraggiungibile vuole provare ad imporre un nuovo primo ministro. Ci riuscirà? Molto improbabile. Inoltre fin ora chi si è scontrato con Conte ha scoperto di non avere per niente vita facile e Renzi potrebbe definitivamente concludere la sua parabola o alla fine potrebbe doversi accontentare di piccoli cambiamenti.
Mancano poche ore al consiglio dei ministri dove Conte presenterà il piano per il Recovery Plan rivisto e corretto, con eventuali aggiustamenti per verificare se ci sono spazi per far rientrare la crisi annunciata. Ma la tentazione di andare allo scontro finale è forte, anche perchè i bene informati raccontano di un premier molto determinato e sotto la sua veste di apparente gentilezza si nasconde una personalità estremamente forte. Nel frattempo una girandola di incontri tra gli emissari di tutti i partiti che tastano il terreno alla ricerca di eventuali “responsabili” pronti a sostenere il governo Conte pur di evitare di terminare in anticipo la legislatura. Le smentite si sprecano, le precisazioni a pioggia per affermare che non ci sono all’orizzonte possibilità di sostegni esterni al governo. Ma tutti sanno come vanno le cose in transatlantico, una volta avviata la conta non sarebbe impossibile trovare 6/8 “responsabili” in senato che prolunghino la legislatura. In ogni caso è una manovra rischiosa sia per Conte che per Renzi.
Il premier però non sarebbe disponibile a continuare senza un appoggio deciso, chiaro e netto di tutti i partiti di governo quindi vorrebbe andare alla conta finale e accarezza l’idea di liberarsi dei Renziani. Si tratterebbe di una maggioranza sul filo ma si toglierebbe dall’eterno ricatto di Iv che sempre più recalcitrante terrebbe sotto scacco il governo. D’altra parte quanto conviene a Renzi una rottura? In caso di elezioni anticipate il suo partito scomparirebbe ma il dubbio che lo attanaglia è quanto i parlamentari di Iv sarebbero disposti a seguirlo? Una partita molto rischiosa che sembra Renzi voglia giocarsi, considerato che né potrà uscire in extremis affermando che il premier ha modificato il Recovery Plan secondo le sue indicazioni.
Il centro destra non immaginava di poter sperare in tanto autolesionismo della sinistra. Un ritorno anticipato alle urne sembra poco probabile, anche perchè di fronte un netto rifiuto del M5s a nuovi premier la strada per un nuovo governo sarebbe impercorribile. In questo quadro il centro destra ha tutto da guadagnare, stare alla finestra e vedere gli scontri all’interno della coalizione di governo ed evidenziare la rissosità della maggioranza per spartirsi le poltrone anziché occuparsi dei problemi degli italiani.
Un governo Draghi troverebbe grosse difficoltà e lo stesso Draghi non sarebbe propenso a formare un esecutivo senza un adeguato e largo appoggio politico anche perchè il M5s non sosterrebbe nessuno al di fuori di un Conte ter o un governo con premier Di Maio. Chi sosterrebbe Draghi? Renzi ed il centro destra?
Gli scenari più probabili sarebbero 3
1 – La conta in parlamento per disinnescare le minaccie di Renzi. Si tratterebbe l’entrata in scena di alcuni responsabili. Mancherebbero all’appello solo 6/8 senatori, che pur di evitare di perdere le proprie poltrone andrebbero in soccorso del premier pur di arrivare a fine legislatura. Si potrebbero trovare all’interno stesso di Iv e nel gruppo misto, oppure altri transfughi dai vari partiti.
2 – Accontentare Renzi in parte, modificando il Recovery Plan e magari facendo qualche piccolo aggiustamento alla squadra di governo, soluzione non gradita al premier in quanto rimarrebbe sotto il perenne ricatto dei Renziani.
3 – La sostituzione di Conte con un altro nome. Manovra che risulterebbe molto poco comprensibile agli occhi dell’elettorato che finirebbe per punire ancora più duramente questa compagine governativa responsabile di una crisi incomprensibile agli occhi dell’opinione pubblica e soluzione per niente gradita al M5s.
Il centro destra non ha nessun interesse a sostenere governi d’unità nazionale o del presidente facendo ricorso alle grandi ammucchiate. Infondo se non si potrà andare al voto rimane molto più comodo rimanere alla finestra contestando qualsiasi provvedimento del governo ed attendere che la maggioranza giallo rossa eroda pian piano quel poco consenso che gli è rimasto e che ancor di più lo eroderà mettendo in scena queste mini crisi che prima o poi porteranno ad una rottura, perchè il falò delle vanità in casa di alucni leader di partito è sempre più ardente.
E quando una bimba della quinta elementare in visita al quirinale dirà inaspettatamente al capo dello stato: “Il mio papà dice che i penultimatum al governo sono ispirati dal falò delle vanità” Lui, il presidente, con voce amorevole parafrasando le parole di Totò risponderà: “ In verità il vanitoso è solo uno, agli altri rimarrebbero solo le ceneri di quel falò”, e tra se e se alzando lo sguardo al cielo penserà: “Scommetto sulla seconda”.